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Per comprendere il significato della musica Gospel è necessario risalire ai secoli XVII e XVIII.
All’epoca i coloni Europei del Nuovo Mondo iniziarono a procurarsi la manodopera necessaria per coltivare le sconfinate piantagioni di cotone del Sud degli attuali Stati Uniti, prelevando dai Paesi Africani intere popolazioni di Neri, costringendoli a lavorare nei campi.
Coloro i quali non morivano durante le lunghe traversate oceaniche, in cui erano stipati nelle navi in condizioni inimmaginabili, venivano venduti come schiavi ed erano trattati non diversamente dal bestiame.
Privati di qualsiasi diritto, venivano impiegati per i lavori più duri e faticosi, senza alcun riguardo per età e sesso.
Tutto ciò che portarono con sé dalle loro terre non fu altro che la loro marcata identità culturale, che sopravvisse al tragico scempio della deportazione: le loro tradizioni, i loro colori, i loro ritmi, a poco a poco, divennero il loro unico mezzo di comunicazione, la loro unica risorsa per tenere in vita le proprie radici.
Le “plantation songs”, e successivamente le “work songs” e i “calls” divennero non solo un diversivo per alleviare la fatica durante le interminabili giornate di lavoro, ma anche un efficace mezzo di comunicazione.
Parlare di “colori” culturali è quanto mai appropriato in questo caso: dal punto di vista musicale, infatti, ciò che rendeva diversa la musica dei Neri d’America da quella basata sulle tradizionali scale tonali, era proprio l’aggiunta di un “cromatismo”, ovvero di una nota che intervallava di un semitono il terzo e il quarto grado della pentatonica minore.
Tale nota è quella che nella musica moderna viene chiamata “blue note” e che andrà a costituire l’intera struttura su cui si fonda il “blues”.
Parlare di “blues”, però, è ancora molto prematuro.
Tuttavia la parola stessa “blue” di fatto, significa “triste”: solo attraverso la musica, infatti, gli schiavi denunciavano la propria misera condizione.
Nessuno di loro poteva immaginare che i loro canti di disperazione avrebbero gettato le fondamenta per la nascita di generi quali il ragtime, il jazz, il blues e il rock.
E ovviamente il Gospel.
Quando i predicatori battisti e metodisti giunti dall’Europa iniziarono il processo di evangelizzazione dei Neri d’America, i canti di lavoro si fusero con i temi classici della tradizione cristiana. Gli “spirituals”, che dapprima definivano i canti dei pastori metodisti, ben presto assunsero una connotazione “nera”, integrando la musica tradizionale Africana con brani tratti dalle Sacre Scritture.
Siamo agli inizi del ‘700. Ci vorranno ancora due secoli prima che si inizi a parlare di musica Gospel.

A cura dell’ufficio stampa Tibur Gospel Singers (ufficiostampa@tiburgospelsingers.it)

   
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schiavi africani

 

pantation songs



 
 
     

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